sabato 14 luglio 2012

L'italia s'è desta

Sembra abbia ragione il Papa sul mito della torre di Babele (si veda Wikipedia)(anche io voglio raggiungere il cielo), qualcuno (il Signore?) ci confonde la lingua impedendoci la comprensione  e credo sia giunto il momento di opporci. E’ necessario chiarire il significato di molte parole affinché il  popolo possa partecipare alla socialità ed esercitare la sovranità prevista dalla Costituzione. Faccio un piccolo elenco per cominciare: economia, sistema, finanza, capitale, arte, tecnica, bello, natura, speculazione, etica, morale, filosofia, scienza, costo, profitto, guadagno e reddito. Economia=l’ordine o la regolarità di una totalità qualsiasi sia essa una casa, una città, uno Stato o il mondo. Ma, almeno per ciò che riguarda le totalità finite, l’ordine migliore è quello che realizza il massimo risultato col minimo sforzo (principio dell’economia) (Nicola Abbagnano, dizionario di filosofia, Utet 1971 pag. 273, voce economia). Totalità è un tutto completo nelle sue parti e perfetto nel suo ordine: le parti possono mutare la loro disposizione senza modificare l’insieme (Aristotele). Questa definizione chiarisce il significato di economia politica (della polis), domestica (della casa), regionale, internazionale, della globalizzazione e così via. Sui vocabolari non si capisce niente esempio: Garzanti, Devoto Oli, Zingarelli,  Dizionario enciclopedico Treccani ed anche Wikipedia. Sui testi specialistici in genere non viene definita l’economia se non da Lionel Robbins come “relazione fra mezzi scarsi e finalità molteplici” che come ho detto è solo il principio dell’economia. Stranamente l’unico autore ottocentesco che mi risulta abbia definito in modo corretto l’economia è Federico Bastiat. La politica economica è la politica effettuata sull’economia senza doversi ingegnare in definizioni confuse (torre di Babele) che hanno solo il senso di coprirsi le spalle senza dire niente. Nella ragioneria si dice che l’aspetto economico riguarda il reddito e ciò è vero in quanto i costi e i ricavi non sono altro che raggruppamenti (e quindi ordinamenti) di spese e entrate monetarie. Da questo discende che la bilancia dei pagamenti è un conto economico. In un paese di ragionieri tutta questa confusione appare inquietante.

6 commenti:

  1. Massimo, ben arrivato nel mondo dei blogger !
    Il Tuo primo intervento è solo un filosofema o prospetti anche legami con la realtà, cioè delle cose che esistono anche fuori dalla mente umana o indipendentemente da essa?
    Se siamo nel campo del reale prospetto alcuni quesiti e considerazioni. Eccole.
    Puoi, ad esempio, meglio spiegare il coinvolgimento del Papa sul mito della Torre di Babele ?
    Mi sembra, sempre ad esempio, che l’interpretazione teologica dell’episodio della “torre di babele”, anche in base alla fonte da te citata, può anche essere letto in positivo (evitare l’accentramento in un solo luogo, …diffusione degli uomini su tutta la terra… ecc.). Non è cosi ?
    Comunque, mi e Ti domando ancora: ma esiste veramente un problema di comprensione (qualcuno ci confonde la lingua??? Mah!) per cui, affinché il popolo possa … “partecipare alla socialità ed esercitare la sovranità prevista dalla Costituzione”, è necessario chiarire il significato di molte parole ?
    Nella realtà di ogni giorno, nelle varie fasi della vita, a me non sembra che fra italiani non ci si comprenda.
    Ci possono essere diverse interpretazione di fatti, ma queste diversità sono probabilmente dovute a chiari tentativi di adattamenti “di parte” che, tuttavia, ogni individuo di media cultura ed in buona fede riesce a captare. Chi non capta le distorsioni (perché i mass media sono quasi tutti “partigiani”) è ovviamente manipolabile/manipolato. Ma non mi sembra un problema di definizione.
    Tuttavia, anche se così fosse (quindi la lingua impedisce la comprensione), per cui è necessario giungere ad una “definizione corretta” di ogni termine (o dei più rilevanti) mi e Ti domando: ma esiste una “definizione corretta” ?
    Sul “Dizionario” di Abbagnano (che richiami), alla pag. 262 della 3^ ed.ne (2011) si dice ad esempio che … “non esiste una essenza privilegiata del termine (ne nominale ne reale), ma esistono possibilità diverse di definirlo a fini diversi, e tali possibilità possono tutte, …, essere dichiarate essenziali rispetto ai loro fini…”
    Poi, circa l’esercizio costituzionale della sovranità popolare, mi sembra che tutti i costituzionalisti convergono sul fatto che da noi esiste un esercizio tramite rappresentanza nelle forme e nei limiti della costituzione.
    Mi sembra di rammentare che il solo Miglio (il “leghista”, lo ricordi ?) contestava questo ma –mi sembra- per chiari fini ideologici.
    Oggi è d’attualità enfatizzare la discrasia fra decisioni dei governanti e sentimento popolare (che si forma – a mio parere- ragionando sugli interessi del singolo e non su quelli collettivi) e quindi, forse anche giustamente, si discute sulla relazione fra sovranità popolare, rappresentanza politica, forma parlamentare e governo. Ma in questo scenario …“chiarire il significato di molte parole” cambierebbe qualcosa ? Ne dubito, ma forse sbaglio io.
    Perché, ad esempio, se posso condividere la definizione che prospetti di Economia (massimo risultato col minimo sforzo) osservo che questa è, sempre a mio parere, una definizione molto elementare (oserei dire: grezza) e che non sono convinto che sia adattabile a tutto ciò che affermi. Ad esempio, per l’economia domestica di una famiglia ricca può non valere: a volte (forse banalizzo) si esige il massimo al massimo prezzo !
    Avrei osservazioni anche su “politica economica” e –molte- su ciò che richiami della “ragioneria”.
    Ma mi sto forse allargando troppo.

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  2. Sono d'accordo che non esiste una essenza privilegiata dei termini ma esistono possibilità diverse di definirli a fini diversi, ma tutto questo deve avvenire nella consapevolezza degli interlocutori. La problematica è talmente complessa che chi non ha le conoscenze necessarie viene travolto e rimane spettatore ed operatore sulla realtà inconsapevole. Appunto i cittadini vengono istruiti nelle scuole che oltre ad affrontare un compito improbo oggettivamente in Italia sono un disastro come le altre istituzioni. Risponderò anche sul resto.

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  3. Caro Luciano, mi soffermo sul filosofema che tu credo usi nel senso di luogo comune. Opportunamente specifichi che si possa parlare di cose che esistono anche fuori dalla mente umana o indipendentemente da essa. Ebbene io penso che sipossa parlare di cose che esistono presumibilmente fuori dalla mente umana, ma non indipendentemente da essa che è lo strumento di osservazione. Questo è un classico esempio di quanto ho detto prima: filosofema ha due accezioni correlate fra loro. Per poter utilmente interloquire due soggetti devono conoscere i possibili significati di filosofema ed il significato che ognuno gli attribuisce. A me appare un processo lungo e complicato che però deve essere seguito necessariamente. La scuola, se ben fatta, può solo metterci sulla strada, ma il resto dobbiamo farlo da soli o con qualche occasionale compagno di viaggio.

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  4. Il Papa ha fatto un riferimento alla Torre di Babele ed io ho ripreso le sue parole interpretando a mio avviso il mito come mi pare di aver letto su Wikipedia. L a mia citazione voleva essere un po’ ironica, ma hai ragione non ci sono riuscito. Però, seriamente, la mia impressione è che la Chiesa crei scompiglio nelle persone adulterando il significato dei termini usati, specie nella scuola, facendo in modo che si parlino sostanzialmente lingue diverse, seppure apparentemente simili, e ottenendo il risultato che non ci si capisca più. Tutto ciò al fine, ritengo, di impedire lo sviluppo del sistema capitalistico e la sua evoluzione al socialismo come previsto da Marx e come mi sembra stia avvenendo. Ho conservato i testi di economia aziendale, tecnica commerciale ed anche economia politica che credo mi supportino nell’idea della adulterazione della lingua. Ho poi cercato di esprimere il significato di economia elencando degli altri termini su cui per ora non mi soffermo. La Chiesa credo non persegua queste finalità per malvagità ma perché ritiene che gli effetti del sistema capitalistico e poi socialista siano negativi per lo sviluppo della società. Il resto poi è consequenziale alla natura del Vaticano come Stato etico (dittatoriale perché appunto stabilisce i comportamenti delle persone) ed alla sua volontà di applicarlo al resto del mondo ed in prima istanza all’Italia che lo circonda. Il titolo “l’Italia s’è desta” vuole proprio dire che è arrivato il momento per il popolo italiano di discutere di questi problemi senza pregiudizi.

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  5. Condivido l'indicazione del Presidente del consiglio Mario Monti di non usare più la parola furbi riferita agli evasori fiscali. Noto che nessuno ha indagato il significato di furbo che ora io modestamente cerco di fare. Furbo, secondo i vocabolari della lingua italiana, è chi sa trarre vantaggio dalle situazioni agendo con prontezza, intuizione e senso pratico. Gli evasori fiscali, tranne pochi che chiamerei extrafurbi, sono nella quasi totalità quelli che non rilasciano lo scontrino fiscale e che hanno iniziato la loro attività in base a questa consuetudine, senza cercare di indagarla, da quando sono stati istituiti gli scontrini fiscali. Questi soggetti mi sembra possano essere definiti difficilmente furbi in quanto, visti i risultati, non hanno dimostrato prontezza, intuizione e senso pratico. Difatti ora si trovano con attività commerciali che pagando le imposte sono fuori mercato e che a breve dovranno chiudere, come d'altronde hanno cominciato a fare. Lo stesso vale, più o meno, per i milioni di raccomandati che hanno carpito un posto di lavoro senza merito rimanendo poi vincolati ad esso come i servi della gleba perché incapaci di esercitarlo e per il dovuto ossequio successivo al raccomandante. In base a queste semplici osservazioni appare che i veri furbi sono i tedeschi e gli svizzeri e che gli italiani sono quantomeno degli ingenui. Vengo al dunque: chi si può avvantaggiare di un gioco così squallido? E rispondo: la Chiesa che, dal 1870, persegue l'implosione dello Stato italiano per recuperare lo Stato pontificio se non un territorio più grande. Questa politica appare evidente anche dalle attività culturali che lo Stato italiano ha affidato ingenuamente alla Chiesa e che questa gestisce in modo incontrollato.

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  6. Come si svolgeranno i concorsi a cattedre (12.000) decisi dal consiglio dei ministri del 24/8/2012? E’ da ritenere come nel passato e cioè li vinceranno solo i raccomandati. Non ho mai visto nella mia vita (40 anni di insegnamento) passare un non raccomandato nei concorsi a cattedre e nei concorsi per dirigente scolastico, per non parlare dei concorsi per ispettore e provveditore di cui non sono riuscito mai a vedere nemmeno i bandi di concorso. Queste cose le sanno più o meno approfonditamente tutti in Italia e non sarebbe corretto da parte mia cercare di nasconderle al governo. Le raccomandazioni più efficaci sono quelle della Chiesa e dei magistrati. Sarebbe il caso di avvisare pubblicamente le commissioni esaminatrici delle loro gravi responsabilità morali e penali. A proposito di responsabilità penale, secondo l’art. 27 della Costituzione è personale, devo notare che ritengo che nelle commissioni esaminatrici la modulistica è fatta per non mettere in evidenza le responsabilità personali che comunque sarebbe sempre difficile far emergere date le condizioni di fatto in cui avvengono gli esami. Risultato di ciò la deresponsabilizzazione completa della commissione esaminatrice, direi con licenza di uccidere. Le stesse formazioni delle commissioni vengono effettuate per raccomandazione e quindi con persone pronte ad accettare ordini anche illegittimi. Questa situazione spiega ampiamente quanto è successo fino ad ora nella scuola ed anche fuori da essa. L’assunzione di un raccomandato è deleteria per l’amministrazione dello Stato perché vi inserisce un soggetto che sa bene che prima di fare gli interessi dello Stato deve fare gli interessi propri di devozione al raccomandante al quale in caso di dubbio si rivolge. Il raccomandato non entra in contrasto con il superiore quando lo prevede la legge (mancata applicazione degli art. 16 e 17 DPR 10/1/57 n. 3) ed è un cattivo dipendente perché non è sicuro di essere all’altezza della situazione.

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